Le lotte nascoste degli “otroversi”: cosa sentono ora i terapisti

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L’aumento dei test della personalità e della scoperta di sé ha reso popolari termini come “introverso” ed “estroverso”. Ma un numero crescente di persone ritiene che nessuna delle due etichette sia adatta. Sono gli “otroversi”, individui che appaiono e si comportano in modo estroverso, ma desiderano trascorrere molto tempo da soli per ricaricarsi. Coniato dallo psichiatra Dr. Rami Kaminski nel suo libro del 2025, The Gift of Not Belonging, il termine descrive un’esperienza unica di impegno sociale seguita da un profondo esaurimento.

Il problema centrale non è semplicemente la timidezza o l’ansia sociale; è una discrepanza fondamentale tra il comportamento esteriore e i bisogni energetici interni. Questa disconnessione porta alla confusione, al senso di colpa e a un ciclo di sovraestensione seguito dal burnout. Perché è importante? Perché il mondo moderno spesso si aspetta una disponibilità costante, lasciando gli “otroversi” con la sensazione di essere cronicamente incompresi e spinti a conformarsi.

Preoccupazioni comuni in terapia

I terapisti vedono sempre più spesso i clienti che si identificano come “otroversi” lottare con diverse aree chiave:

  • Fluttuazioni energetiche: I clienti descrivono esperienze sociali drenanti seguite da intensa stanchezza, spesso provando vergogna per aver bisogno di tempo di recupero. La contraddizione – godere della connessione pur essendone impoverito – crea conflitto interno.
  • Tesa relazionale: I partner o gli amici potrebbero avere difficoltà a comprendere i mutevoli livelli di energia. Un “otroverso” può essere completamente impegnato un giorno, e aver bisogno di completa solitudine il giorno successivo, portando a incomprensioni e aspettative di incoerenza.
  • Ansia percettiva: la paura di essere giudicati per aver bisogno di spazio è comune. Gli “otroversi” si preoccupano di apparire inaffidabili o antisociali quando si ritirano, rafforzando un modello di mascheramento dei propri limiti.
  • Disconnessione sociale: nonostante sembrino integrati nei contesti sociali, molti “otroversi” riferiscono di sentirsi isolati in seguito. Possono eccellere nell’esecuzione dell’estroversione ma mancano di una vera realizzazione, lottando per navigare in modo efficace nell’energia sociale.
  • Iperfunzionamento ed esaurimento: Gli “otroversi” spesso assumono ruoli di leadership in contesti sociali, orchestrando eventi mentre segretamente si esauriscono. Ciò porta a risentimento, intorpidimento emotivo e un senso di sforzo non riconosciuto.
  • Inadeguatezza interna: Il costante conflitto interno porta molti “otroversi” a credere che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato in loro. Si confrontano con i coetanei che sembrano prosperare grazie alla costante interazione sociale, rafforzando i sentimenti di carenza.

Come aiutano i terapisti

La buona notizia è che i terapisti si stanno adattando per affrontare queste sfide uniche:

  • Normalizzazione: Riconoscere che i livelli di energia fluttuanti sono normali e non un difetto è fondamentale. Gli “otroversi” sono incoraggiati a onorare i propri bisogni senza vergogna.
  • Autocompassione: Imparare ad accettare sia l’impegno sociale che la solitudine è essenziale. I terapisti aiutano i clienti a sintonizzarsi con il proprio corpo per riconoscere i limiti e praticare la cura di sé.
  • Definizione dei confini: Rifiutare in modo assertivo gli obblighi sociali quando necessario è fondamentale. Dire “no” agli amici o anche a se stessi è un sano atto di autoconservazione.
  • Riformulazione cognitiva: Considerare il temperamento “otroverso” come un punto di forza, non come una debolezza, modifica le narrazioni interne. Riconoscere che questa è un’abilità unica, non una carenza, è vitale.
  • Autenticità: l’obiettivo finale non è forzare un’identità estroversa o introversa, ma trovare l’autenticità in entrambe le modalità. Ciò significa essere selettivi con il dispendio energetico e dare priorità alla connessione autentica.

L’esperienza di essere un “otroverso” evidenzia un crescente bisogno di una comprensione di sé ricca di sfumature in un mondo che spesso richiede etichette rigide. Riconoscere e onorare queste dinamiche interne non è solo una questione di benessere personale, ma riguarda la creazione di un approccio più inclusivo all’interazione sociale.