Una donna della Georgia è accusata di omicidio per aborto autogestito

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Una donna di 31 anni in Georgia, Alexia Moore, è stata accusata di omicidio dopo aver presumibilmente indotto un aborto usando pillole a circa 22-24 settimane di gestazione. Il caso segna un potenziale primo nel suo genere nello Stato dall’approvazione della legge restrittiva sull’aborto nel 2019, che vieta la procedura dopo sei settimane.

Il caso e il contesto giuridico

Il mandato d’arresto sostiene che Moore abbia preso misoprostolo e ossicodone per interrompere la gravidanza, provocando la nascita di un feto vivo che è sopravvissuto per circa un’ora prima di morire. Sebbene la legge della Georgia non criminalizzi esplicitamente gli aborti autogestiti, i documenti di accusa inquadrano il feto come una “persona” al momento della nascita viva, invocando la definizione statale di omicidio. Questa interpretazione ha acceso il dibattito, poiché gli esperti legali avevano precedentemente avvertito che tali accuse potrebbero sorgere ai sensi della legislazione attuale.

Tendenze più ampie nella criminalizzazione della gravidanza

Questo caso fa parte di una tendenza crescente di criminalizzazione delle donne incinte negli Stati Uniti a seguito del ribaltamento del caso Roe v. Wade. Uno studio del 2024 condotto da Pregnancy Justice ha rilevato almeno 210 donne accusate di crimini legati alla gravidanza nell’ultimo anno, la maggior parte riguardanti accuse di uso di sostanze. Il caso della Georgia si distingue perché è un’accusa diretta di omicidio per aborto.

Procedimento incerto

Non è chiaro se i pubblici ministeri procederanno con l’accusa di omicidio. Il procuratore distrettuale Keith Higgins deve prima ottenere un atto d’accusa da parte di un grand jury. Gli osservatori legali notano che il caso presenta un procedimento giudiziario legalmente ammissibile ma politicamente sensibile, con alcuni procuratori che ipotizzano che potrebbero esitare a essere i primi a perseguire tale accusa.

Prospettive contrastanti

Gruppi di difesa come Pregnancy Justice condannano l’accusa di omicidio, definendola senza precedenti e ingiusta. Tuttavia, gruppi anti-aborto come la Georgia Life Alliance sostengono che le accuse sono appropriate, in particolare considerando il presunto possesso illegale di ossicodone da parte di Moore. L’ufficio del coroner non ha stabilito che la morte sia un omicidio, affermando che la causa e le modalità erano indeterminate.

Il caso solleva questioni cruciali sui confini legali del divieto di aborto e sulla misura in cui le donne incinte possono essere criminalizzate per le loro scelte riproduttive. Il risultato probabilmente costituirà un precedente per casi futuri in Georgia e potenzialmente in altri stati con leggi simili.