Una corte d’appello federale ha rifiutato di convocare un intero collegio di giudici per riconsiderare il verdetto di diffamazione da 83 milioni di dollari assegnato allo scrittore E. Jean Carroll. La decisione della Seconda Corte d’Appello del Circuito degli Stati Uniti segna una battuta d’arresto significativa per il team legale di Donald Trump, che aveva chiesto un’udienza “en banc”, una rara procedura in cui tutti i giudici attivi in un tribunale esaminano un caso per risolvere decisioni contrastanti all’interno di un collegio.
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La decisione e la divisione
Il rifiuto della corte di riesaminare il caso non è stato unanime, evidenziando una profonda spaccatura giudiziaria riguardo alle implicazioni legali del processo. La votazione è stata così articolata:
– Cinque giudici hanno votato contro una nuova udienza.
– Tre giudici hanno votato a favore di una revisione del panel completo.
Il giudice Denny Chin, scrivendo a nome della maggioranza, ha osservato che questa era la quarta volta che la corte aveva negato la richiesta di un collegio completo per esaminare l’appello. Ha difeso il verdetto originale, sottolineando che il record ha dimostrato un modello di comportamento di Trump che ha causato un danno significativo a Carroll.
Contesto: la denuncia per diffamazione
La battaglia legale nasce dalle accuse secondo cui Donald Trump avrebbe abusato sessualmente di E. Jean Carroll nel camerino di un grande magazzino a metà degli anni ’90. La specifica causa per diffamazione è nata dopo che Trump ha negato pubblicamente di aver incontrato Carroll, ha respinto le sue affermazioni come false e ha suggerito che “non era il suo tipo” – commenti che secondo Carroll erano intesi a umiliarla e danneggiare la sua reputazione.
Le tappe fondamentali del contenzioso includono:
* 2019: Carroll ha dettagliato per la prima volta pubblicamente le accuse nel suo libro di memorie.
* Maggio 2023: una giuria ha ritenuto Trump responsabile di abuso sessuale e diffamazione.
* Gennaio 2024: una seconda giuria ha assegnato a Carroll 83 milioni di dollari specificamente per diffamazione.
Il disaccordo giuridico: immunità e ambito di applicazione
I tre giudici dissenzienti – Steven J. Menashi, Michael H. Park e Debra Ann Livingston – hanno sollevato argomentazioni legali critiche che sottolineano le più ampie complessità del perseguire un ex presidente. Il loro dissenso si concentrava su due punti principali:
- Sostituzione del governo: Sostenevano che gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere sostituiti come imputati dopo che il Procuratore Generale aveva certificato che Trump stava agendo nell'”ambito del suo ufficio” quando si sono verificati gli incidenti.
- Immunità presidenziale: i dissenzienti hanno suggerito che a Trump avrebbe dovuto essere consentito di sostenere la protezione dell’immunità presidenziale.
Inoltre, i giudici dissenzienti hanno espresso preoccupazione riguardo all’entità della sanzione, etichettando il risarcimento di 83 milioni di dollari come “gravemente eccessivo” e suggerendo che dovrebbe essere concesso un nuovo processo.
Perché è importante
Questa sentenza è più di una disputa su un singolo caso di diffamazione; tocca l’evoluzione dei confini legali dell’immunità presidenziale e la misura in cui un ex leader può essere ritenuto personalmente responsabile per azioni legate al periodo trascorso in carica. Negando l’udienza en banc, la corte ha di fatto confermato la decisione del tribunale di grado inferiore, lasciando a Trump la possibilità di ricorrere alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
“La documentazione mostra che Trump ha rilasciato molteplici dichiarazioni nel corso di molti anni accusando Carroll di mentire… Di conseguenza, Carroll è stata molestata e umiliata, sottoposta a minacce di morte e ha temuto per la sua incolumità fisica per anni.” — Giudice Denny Chin
Conclusione
Rifiutando una revisione a tutto campo, il 2° Circuito ha mantenuto la massiccia sentenza per diffamazione contro Donald Trump, sebbene il dibattito legale sull’immunità presidenziale e sulla “portata dell’incarico” rimanga una questione instabile diretta verso la Corte Suprema.
